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La Canapa proibita: i tanti perché di una pianta scomoda









Perché la canapa è stata proibita: le vere implicazioni dietro ad un proibizionismo spietato a discapito della salute umana e del pianeta. Scopri tutta la verità.







Ciao e benvenuto/a!

La canapa, una pianta fantastica dai molteplici utilizzi.

La canapa (cannabis sativa) è  da sempre stata una delle piante più coltivate al mondo (l’Italia dopo la Russia era il maggior produttore nonché produttrice dei migliori esemplari), di grande importanza sia economica che strategica, in quanto utilizzata per fabbricare i più diffusi tessuti, come le vele delle navi e le corde.

La canapa ha origini antichissime ed è una delle poche piante coltivate fin dall’antichità sia in Oriente che in Occidente.

Non si può lontanamente immaginare la società antica senza la canapa, coi i suoi tessuti, le vele e le corde di canapa robuste e immarcescibili.

La canapa era talmente importante che persino alcune località portano ancora il suo nome (Canavese in Italia, Hempshire in Inghilterra, Bangladesh in Oriente sono solo alcuni esempi).

La canapa è stata persino celebrata da scrittori e poeti.

L’Italia le era talmente grata che le è stato dedicato persino un poema, Il Canapaio.

L’inizio del declino: la canapa proibita negli Stati Uniti d’America

Solo nel corso dell’Ottocento la coltivazione della canapa ha perso gran parte della sua importanza perché è stata sostituita progressivamente dal cotone, e le navi a vela sono state sostituite dalle navi a vapore.

Anche l’utilizzo in medicina della canapa (cannabis indica) è altrettanto antica. Sono tradizionali in Oriente, ma l’uso della cannabis con effetti soporiferi era conosciuto anche tra le civiltà del Mediterraneo (antichi Egizi) e successivamente presso i paesi arabi.

Furono gli Inglesi a (ri)scoprire in India nella prima metà dell’Ottocento l’importanza medica della cannabis.
Nel 1842 il medico inglese O’Shaunghnessey ritornò in Inghilterra portando con sé la tintura di canapa, e ben presto questo nuovo farmaco si diffuse al punto da diventare, nella seconda metà dell’Ottocento, uno dei più diffusi nei paesi anglosassoni.

Gli usi medici della canapa indiana sono numerosi e importanti, e ne fanno una delle piante medicinali più utili in assoluto. La cannabis indica è uno dei farmaci più efficaci, o il più efficace di tutti, come analgesico, antiemetico, antidepressivo, nel mal di testa ed emicrania, nell’epilessia, nel glaucoma, nell’asma ecc. Avrebbe abbattuto gli incassi dell’industria farmaceutica, in quanto, tra l’altro era tranquillamente coltivabile da tutti e diffusissima.

La sostituzione della canapa con farmaci sintetici

A cavallo tra Ottocento e Novecento la canapa indiana cominciò ad essere sostituita dai farmaci sintetici, che avevano il vantaggio di poter essere dosati con esattezza e di funzionare in modo più evidente, ed anche di far guadagnare di più, mentre gli effetti collaterali non erano ancora evidenti.

Cominciò così ad essere sostituita per le stesse ragioni che portarono alla sostituzione progressiva dei farmaci naturali con i farmaci sintetici.
La canapa ha quindi una lunga storia alle spalle, e per quanto riguarda quella ricca di resina usata a scopo medico, il problema dei suoi blandi effetti psicoattivi era considerato trascurabile, tanto che veniva somministrata tranquillamente anche ai bambini.

La Canapa, perché è stata proibita

Facciamo un po’ di chiarezza sul perché la canapa, che ha così tanti utilizzi, ad un certo punto della storia è stata proibita.

Il lavaggio di cervello attuato dal 1937 in poi per screditare la canapa aveva lo scopo di promuovere l’utilizzo di risorse più redditizie (e ahimè) più inquinanti come la plastica e carta per il pianeta e, i medicinali, per il corpo umano.

Le industrie petrolifere, cartarie e farmaceutiche si erano coalizzate per distruggere la coltivazione della canapa, con il solo scopo di acquisire il monopolio di settore.

Si erano infatti già costituiti dei grandi interessi che si contrapponevano alla canapa. Con il petrolio si iniziò a produrre materiali plastici e vernici, e la carta di giornale della catena Hearst veniva fabbricata partendo dal legno degli alberi con un processo complesso che richiedeva grandi quantità di solventi chimici, forniti dalla industria chimica Du Pont, con un tasso di inquinamento non indifferente.

La Du Pont e la catena di giornali Hearst quindi si coalizzarono in primis contro la coltivazione della canapa.

Effettuarono una martellante campagna stampa durata anni contro la cannabis, che venne chiamata da allora con il nome di “marijuana”, al fine di venire accusata di essere responsabile di tutti i delitti più efferati riportati dalla cronaca del tempo.

Gli agenti di polizia in Texas hanno affermato che la marijuana incitava a crimini violenti, ha suscitato una” brama di sangue “e ha dato ai suoi utenti la forza sovrumana”. Si diffuse la voce che i messicani stavano distribuendo questa “erba assassina” a ignari scolari americani.

Vale la pena notare che la ricerca ha dimostrato che l’alcol è più pericoloso della marijuana. Inoltre, la cannabis in realtà non causa una forza sovrumana e la scheda informativa della Drug Enforcement Administration statunitense sulla droga afferma che “Non è stata segnalata alcuna morte per overdose di marijuana”.

Anche se non c’erano prove a sostegno delle affermazioni secondo cui la marijuana aveva un effetto Jekyll-and-Hyde, 29 stati dichiararono fuorilegge la marijuana tra il 1916 e il 1931. Il Marihuana Tax Act del 1937 lo vietò essenzialmente a livello nazionale nonostante le obiezioni dell’American Medical Association relative a uso medico. Questo atto è arrivato solo un anno dopo che il film Reefer Madness ha avvertito i genitori che gli spacciatori avrebbero invitato i loro adolescenti a feste jazz e li avrebbero agganciati al “reefer”.

La canapa proibita: perché il nome messicano

Il nome messicano “marijuana” venne scelto appositamente col solo scopo di mettere la canapa in cattiva luce, dato che il Messico era allora un paese “nemico” contro il quale gli Stati Uniti avevano appena combattuto una guerra di confine.

Fare due più due fu facile, così la coltivazione della canapa iniziò il suo declino, prima negli Stati Uniti e poi in tutto l’occidente.

“Marijuana” era un termine sconosciuto in America, per cui l’opinione pubblica, sentendo parlare di una droga tanto pericolosa, non poteva certo immaginare che fosse lo stesso innocuo e gentile farmaco chiamato cannabis dalle proprietà rilassanti, che come blando effetto collaterale poteva provocare solo una moderata allegria.

Approfittando anche del fatto che l’America degli anni Trenta attraversava una profonda crisi economica, con milioni di disoccupati e un’opinione pubblica esasperata alla ricerca di qualcuno con cui prendersela, nel 1937 venne approvata una legge che proibiva la coltivazione di qualsiasi tipo di canapa.

Da notare che non venne proibita solo la canapa ricca di resina, ma anche la normale canapa coltivata.

Non fu semplice proibizionismo ma iper-proibizionismo, voluto solo per favorire i settori sopra citati a discapito di una economia ecosostenibile e della salute umana.

In America ancora oggi vanno in galera ogni anno alcune centinaia di migliaia di persone solo perché trovati a fumare qualche sigaretta. Da notare che il proibizionismo è stato determinante nel diffondere l’uso consumistico della canapa, mentre prima esisteva solo quello medico. Da notare infine che, a conti fatti, l’unico proibizionismo che ha veramente funzionato, è stato quello nei confronti della canapa per uso industriale, il vero obiettivo della proibizione, oltre che della canapa medica.

Guarda l’intervista a Matteo Gracis sul canale Bio Blu di Claudio Messora.

 

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Articolo scritto da:

Francesco MazzaLife Coach, Web marketing Manager (Exduco Comunicazione Formazione, www.exducocomunicazione.com)


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